Caporalato in Val di Non, fino a 12mila euro per entrare con il decreto flussi: sequestro
La Guardia di Finanza di Trento ha eseguito un sequestro preventivo nei confronti di un imprenditore straniero della ristorazione: tra il 2020 e il 2025 avrebbe chiesto ai connazionali 10-12mila euro per farli arrivare in Italia e altri 4-6mila per convertire il contratto stagionale, impiegandoli nei campi della Val di Non. Ricostruite le condizioni di oltre cento braccianti.
I finanzieri del Comando provinciale di Trento hanno eseguito il 27 ottobre un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, per un valore complessivo di 384.551 euro nei confronti di un imprenditore di nazionalità straniera attivo nella ristorazione. Secondo l'ipotesi investigativa, l'uomo avrebbe costruito, in concorso con alcuni imprenditori agricoli della Val di Non, un sistema di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori stranieri facendo leva sulle procedure di ingresso del cosiddetto decreto flussi. Il sequestro è stato disposto dal gip del Tribunale di Trento su richiesta della Procura, che coordina le indagini condotte dalla Tenenza di Cles.
Tra il 2020 e il 2025, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza riportata da Rai News, l'Adige e il Dolomiti, l'imprenditore avrebbe preteso dai connazionali somme comprese tra 10.000 e 12.000 euro per favorirne l'ingresso in Italia e ulteriori 4.000-6.000 euro per la regolarizzazione della posizione lavorativa, prospettando la conversione del contratto da stagionale a subordinato. I giovani venivano reclutati direttamente nel Paese di provenienza e, una volta pagato, arrivavano in Italia per lavorare soprattutto nelle aziende agricole della Val di Non e in alcuni casi in ristoranti riconducibili direttamente o indirettamente all'indagato, in condizioni retributive e lavorative non conformi al contratto collettivo nazionale.
L'analisi di oltre 8.500 chat trovate sul telefono dell'indagato, la documentazione acquisita nelle aziende agricole e le testimonianze delle persone offese hanno permesso di ricostruire le condizioni di impiego di oltre cento braccianti agricoli, tutti stranieri e, scrivono gli investigatori, in concreto stato di indigenza e di necessità: orari effettivi superiori a quelli dichiarati, lavoro senza contratto, compensi inferiori a quelli dovuti. Nella maggior parte dei casi l'imprenditore regolava anche ogni aspetto della loro vita, alloggiandoli a pagamento in immobili di sua proprietà affollati e fatiscenti.
All'indagato sono contestati l'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, l'estorsione e l'autoriciclaggio: gli accertamenti economico-patrimoniali hanno quantificato in 384.551 euro il presunto profitto dell'attività di intermediazione. Parte del denaro, secondo gli inquirenti, sarebbe stata impiegata per acquistare immobili e mezzi di trasporto e per rilevare o gestire attività di ristorazione, anche attraverso intestazioni a familiari o ad altre persone. Le fonti non indicano la nazionalità dell'imprenditore né quella dei lavoratori.
Fonti
- Rai News — TGR Trento
Caporalato in Val di Non, 100 lavoratori sfruttati. Sequestrati 384mila euro - l'Adige
Val di Non, oltre 100 braccianti sfruttati: pagavano fino a 12mila euro per arrivare in Italia - il Dolomiti
Costretti a dare fino a 12mila euro per un lavoro regolare, poi paghe da fame e turni massacranti nei campi: così oltre 100 braccianti sono finiti nel caporalato