Meloni al Senato: «surreali» le polemiche sui controlli con la Spagna, sì ai return hub
Nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio rivendica il dimezzamento degli attraversamenti irregolari, critica le «regolarizzazioni su larghissima scala» e chiede risorse europee per i centri di rimpatrio nei Paesi terzi. I rimpatri, dice, sono ai massimi.
Il Consiglio europeo «avrà una discussione strategica sul governo dei flussi migratori», ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni mercoledì 14 ottobre, nelle comunicazioni al Senato in vista del vertice di Bruxelles del 15 e 16 ottobre. Meloni ha rivendicato il cambio di approccio europeo — prevenire le partenze invece di gestire gli arrivi, rafforzare la dimensione esterna, costruire partenariati con i Paesi di origine e di transito, rendere più efficaci i rimpatri, sviluppare «soluzioni innovative» — al quale, ha detto, l'Italia ha dato «un contributo decisivo»: «Non lo dice il Governo. Lo dicono i dati di Frontex. In due anni, gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell'Unione si sono più che dimezzati».
Gli eventi di Ceuta di fine luglio, ha proseguito, hanno mostrato quanto velocemente possano prodursi situazioni di pressione eccezionale alle frontiere esterne; per questo l'Italia ha reintrodotto temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna, sulla base di una valutazione di sicurezza. Meloni ha definito «abbastanza surreali» le polemiche che ne sono seguite, soprattutto da parte di alcuni partiti di opposizione, «evidentemente più attenti a difendere il Governo spagnolo che la sicurezza e i confini italiani»: il Codice frontiere Schengen prevede espressamente questa possibilità, ha ricordato, e dal 2006 gli Stati membri vi hanno fatto ricorso quasi cinquecento volte, in oltre trenta casi riguardando direttamente l'Italia; la Francia mantiene i controlli alla frontiera italiana da oltre dieci anni. L'ultima proroga notificata dall'Italia alla Commissione copre il periodo dal 1° al 16 ottobre. «Chi usa persone disperate come arma di pressione sui nostri confini non sta solo forzando una frontiera. Sta attaccando l'Europa», ha aggiunto.
La presidente ha ricordato la lettera promossa il 1° agosto con la Danimarca e firmata da 22 capi di Stato e di governo su 27, che chiedeva più protezione delle frontiere esterne, più rimpatri e una lotta più decisa ai trafficanti, e ha chiesto di affrontare anche i fattori di attrazione, «tra i quali annoveriamo anche le regolarizzazioni su larghissima scala»: ogni Stato decide per sé, ma in uno spazio di libera circolazione le scelte nazionali possono ricadere sugli altri e «compromettere la funzionalità di Schengen», perché se passa il messaggio che un ingresso irregolare può diventare una permanenza legale «il rischio è alimentare nuove partenze».
Sui rimpatri, Meloni ha detto che quest'anno hanno raggiunto «il livello più alto mai registrato nello stesso periodo», senza fornire cifre, e che grazie alla collaborazione con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni e con Algeria, Libia e Tunisia negli ultimi due anni circa 65.000 migranti sono tornati volontariamente nei Paesi d'origine prima di tentare la traversata. Quando i Paesi terzi non collaborano, ha aggiunto, l'Europa deve usare tutte le leve: diplomazia, cooperazione, commercio, visti. Infine le «soluzioni innovative»: l'Italia «ha aperto la strada con i centri in Albania», i return hub nei Paesi terzi sono ora previsti dalle norme europee e molti Stati vogliono percorrere questa strada; l'Unione, secondo Meloni, deve sostenere i progetti pilota con risorse, competenze e mezzi, «nel pieno rispetto del diritto europeo e internazionale», e quelle risorse devono «trovare posto anche nel prossimo bilancio europeo». Se ne parlerà a margine del vertice nella colazione di lavoro sulle soluzioni innovative organizzata, come di consueto, con Danimarca e Paesi Bassi.
Fonti
- Presidenza del Consiglio dei ministrifonte ufficiale
Consiglio europeo del 15-16 ottobre, Comunicazioni del Presidente Meloni al Senato