Caso Moussa Diarra, il 19 novembre l'incidente probatorio: perizia balistica e medico-legale sui tre colpi dell'agente
A due anni dall'uccisione del giovane maliano davanti alla stazione di Verona Porta Nuova, la perizia dovrà verificare se un uomo colpito a polmoni e cuore «disponga ancora della forza necessaria a stringere con dita chiuse un oggetto nel palmo della mano». La gip, che in aprile ha respinto l'archiviazione, contesta anche la gestione dei filmati e il coltellino attribuito alla vittima.
Il 19 novembre 2026 prenderà avvio l'incidente probatorio nell'inchiesta sulla morte di Moussa Diarra, il giovane maliano di 26 anni ucciso da un agente della Polizia ferroviaria il 20 ottobre 2024 davanti alla stazione di Verona Porta Nuova. Lo riferisce Melting Pot Europa il 26 ottobre: la perizia medico-legale, congiunta a quella balistica, dovrà contribuire a chiarire i punti controversi della ricostruzione, a partire dalle ferite riportate dal giovane e dalla dinamica dei tre colpi esplosi con la pistola d'ordinanza da un assistente capo della Polfer. Il 20 e il 24 ottobre il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra e la comunità maliana sono tornati davanti alla stazione con due presidi.
La tappa segue la decisione con cui in aprile la giudice per le indagini preliminari di Verona Livia Magri ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nel novembre 2025 e ha disposto nuove indagini da completare entro sei mesi, anche per depistaggio. Secondo la ricostruzione riportata allora dall'ANSA, nelle ore precedenti il giovane aveva vagato per la città in stato di alterazione, aveva sfondato la vetrata della biglietteria della stazione e, all'intervento degli agenti della Polfer che lo avevano visto in possesso di un coltello, erano stati esplosi tre colpi, uno dei quali lo aveva raggiunto al torace; la Procura aveva chiesto l'archiviazione ritenendo che l'agente avesse agito per legittima difesa, mentre i familiari, assistiti dagli avvocati Fabio Anselmo, Paola Malavolta, Francesca Campostrini e Silvia Galeone, si erano opposti. Nel provvedimento la gip aveva osservato che «allo stato la dinamica dei fatti è tutt'altro che chiara», che i filmati erano stati utili «solo in minima parte» e che si riscontravano «alcune lacune investigative» e «plurime "anomalie"».
Nel respingere l'archiviazione, riporta Melting Pot, la giudice ha ritenuto necessario verificare «se un soggetto attinto da colpo d'arma da fuoco con perforazione di entrambi i polmoni e del cuore disponga ancora della forza necessaria a stringere con dita chiuse un oggetto nel palmo della mano», oltre alla «sussistenza dell'ipotesi ricostruttiva riferita dall'indagato» sui tre colpi. L'ordinanza affronta anche la gestione delle prove: la ricostruzione secondo cui Diarra avrebbe inseguito i poliziotti sarebbe smentita dalle riprese; la telecamera 73, indicata come l'unica ad aver ripreso la scena e i momenti precedenti, sarebbe stata dichiarata malfunzionante; fra gli elementi contestati figurano possibili tentativi di «alterazione» e «manipolazione» dei filmati, con la consegna di «estratti parziali e non genuini». Secondo quanto riportato dalla giudice, gli agenti avrebbero inoltre alterato lo stato dei luoghi mettendo un coltellino con il manico di plastica nella mano del giovane quando era già a terra, agonizzante, e realizzando poi un video; sono contestati anche lo spostamento dei bossoli e la perquisizione disordinata dello zaino.
Il Comitato, che a maggio ha accompagnato il ritorno della salma in Mali, collega il caso alle violenze contro le persone migranti e senza dimora e alle torture denunciate nella Questura di Verona: nel comunicato diffuso per i presidi ricorda «la condanna di una settimana fa dei due agenti della questura per il reato di tortura ai danni di chi veniva fermato e l'ulteriore processo che partirà a febbraio con altri 12 funzionari indagati per lo stesso reato». «Serve un processo», scrive il Comitato, secondo cui gli accertamenti oggi disposti dalla gip non sarebbero stati possibili con lo scudo penale e i tempi ristretti introdotti dal pacchetto sicurezza, approvato dopo la morte di Diarra.
Fonti
- Melting Pot Europa
Caso Moussa Diarra, il 19 novembre al via l'incidente probatorio sull'uccisione - ANSA
No all'archiviazione per l'agente che sparò a Moussa Diarra