CPR, le prefetture chiudono le porte alla società civile: ASGI rifiuta le visite «a condizioni inaccettabili»
Tra l'estate e l'autunno il progetto InLimine ha chiesto di entrare in tutti i centri di permanenza per il rimpatrio con delegazioni di cinque persone: le prefetture hanno risposto con preavvisi di rigetto, silenzi o autorizzazioni senza celle, aree sanitarie e registri. L'associazione prepara il contenzioso.
Tra l'estate e l'autunno 2026 l'ASGI, con il progetto InLimine, ha chiesto di entrare in tutti i centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) attivi in Italia con delegazioni di cinque persone dalle competenze diverse: personale sanitario, giornaliste, ricercatrici, mediatrici, giuriste. Le prefetture, riferisce Melting Pot Europa il 23 ottobre, hanno risposto con preavvisi di rigetto, silenzi o autorizzazioni vincolate a limitazioni che l'associazione ha ritenuto inaccettabili. «Come ci aspettavamo, molte prefetture ci hanno imposto limitazioni all'accesso che sviliscono il fine ultimo del progetto: consentire al cosiddetto "signor nessuno" di entrare nei centri di trattenimento», spiegano da InLimine.
A Caltanissetta e a Macomer l'accesso è stato autorizzato solo per una delegazione ridotta, senza possibilità di entrare nelle celle e nelle aree sanitarie, consultare i registri, parlare con le persone trattenute o effettuare riprese; dopo uno scambio di memorie le limitazioni sono state confermate e la delegazione ha rifiutato di entrare. Per Gradisca d'Isonzo è arrivato un preavviso di rigetto che nega il ruolo di monitoraggio della società civile; per Palazzo San Gervasio e Torino un preavviso di rigetto con accesso alle sole aree comuni e senza colloqui con le persone trattenute. A Bari l'accesso è stato negato per possibili interferenze con le prestazioni sanitarie, con il divieto di riprese motivato dalla privacy e dal rischio di rivolte. Da Roma (Ponte Galeria) e da Brindisi non è arrivata alcuna risposta, nonostante i solleciti.
«Accettarle avrebbe significato dimezzare le delegazioni ed escludere le aree sanitarie e i luoghi di trattenimento, sottraendo allo sguardo esterno proprio i luoghi più importanti per la tutela delle persone trattenute», spiega il progetto, che ha scelto la linea del «Non entriamo a condizioni inaccettabili»: una visita guidata nelle aree comuni, osserva, non è monitoraggio. Le risposte arrivate da territori diversi sono quasi identiche nel contenuto e nella forma: «Indicano un orientamento uniforme, che nega alla società civile qualsiasi ruolo di monitoraggio e lo riserva alle sole figure istituzionali».
Il diritto della società civile di accedere ai centri, ricorda l'associazione, è stato affermato più volte dai tribunali amministrativi, da ultimo dal TAR Lazio nel febbraio 2026. A ciascuna prefettura è stata inviata una replica con memorie scritte, secondo cui «le limitazioni opposte si pongono in antitesi al diritto di accesso ai luoghi di permanenza dei cittadini stranieri riconosciuto alla società civile». Il passo successivo sarà il contenzioso, che il progetto sta strutturando: «L'obiettivo è arrivare al riconoscimento del diritto del "signor nessuno" di entrare in un CPR per monitorare e denunciare, esattamente ciò che oggi la pubblica amministrazione esclude».
Le chiusure arrivano, scrive Melting Pot, mentre si moltiplicano i segnali di un sistema sempre più costoso, affollato e inefficace. L'ultimo aggiornamento del rapporto «Trattenuti» di ActionAid e Università di Bari conta 6.835 persone trattenute nei CPR nel 2025, di cui solo una su quattro rimpatriata, con una permanenza media salita a circa 148 giorni e una spesa cresciuta del 40,5% tra il 2023 e il 2025. A Torino la relazione del Garante nazionale registra in un anno 138 episodi di autolesionismo e appena il 13,8% di persone rimpatriate; nello stesso centro nemmeno gli avvocati dell'Unione Camere Penali hanno ottenuto un pieno accesso alle aree di trattenimento. In Campania, dove il territorio si oppone al nuovo centro di Castel Volturno, circa 200 persone sono state rimpatriate negli ultimi tre anni passando direttamente dai «locali idonei» delle questure, i luoghi di trattenimento meno visibili e meno controllati.
Fonti
- Melting Pot Europa
CPR, porte chiuse alla società civile: le prefetture blindano i centri