Accoglienza, 3.202 nuovi posti nel Sai: i Comuni possono candidarsi fino al 10 novembre
Tre avvisi del Viminale finanziati con il Fami puntano ad allargare il Sistema di accoglienza e integrazione. In Lombardia, dove domina l'accoglienza straordinaria, il prefetto di Brescia indica l'obiettivo: fare del Sai lo strumento ordinario e ridurre gradualmente i Cas.
Fino alle 18 del 10 novembre Comuni ed enti locali possono chiedere, sulla piattaforma FNAsilo, di entrare nel Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) o di ampliare i progetti che già gestiscono. I tre avvisi pubblicati dal ministero dell'Interno all'inizio di settembre mettono a disposizione 3.202 posti, finanziati con il Fondo asilo, migrazione e integrazione (Fami) 2021-2027 e coperti fino al 31 dicembre 2028: 2.402 posti ordinari per adulti e famiglie, 500 per minori stranieri non accompagnati e 300 per persone con disabilità, disagio mentale o psicologico o bisogno di assistenza sanitaria prolungata. È il primo bando per nuovi progetti dopo quattro anni, spinto dalle richieste dei Comuni, ricostruisce Vita: fra aprile e luglio, a fronte di 500 posti disponibili, i progetti esistenti avevano chiesto di ampliarsi di oltre 2.000.
Il costo massimo dei progetti è fissato a 44,47 euro al giorno per persona per i posti ordinari, 82,70 euro per i minori e 89,05 euro per i posti dedicati alla disabilità e al disagio, ma potranno essere valutate anche richieste fino a 48,16, 90,88 e 113,67 euro. A parità di punteggio avranno la precedenza le domande delle regioni con meno posti Sai finanziati; se le domande di nuovi enti non bastassero a coprire i posti, saranno prese in considerazione anche quelle degli enti già titolari di progetti.
Il 13 ottobre Il Giorno ha raccontato come la chiamata viene presentata ai Comuni lombardi, dove l'accoglienza è sbilanciata sui Centri di accoglienza straordinaria (Cas), gestiti in convenzione da cooperative, associazioni e strutture alberghiere: secondo il rapporto «Centri d'Italia» di ActionAid e Openpolis, nel 2024 i Cas erano l'81,3% dei 18.045 posti della regione, il Sai il 18,7%, con un'occupazione al 102,2%. Al 31 dicembre 2025, secondo la Rete Sai, in Lombardia i posti Sai erano 3.623, gestiti da appena 48 enti titolari.
In un webinar organizzato dall'Anci e dal Servizio centrale del Sai, il viceprefetto Roberto Leone, responsabile dell'ufficio del Viminale per la seconda accoglienza e i minori stranieri non accompagnati, ha legato l'ampliamento al Patto europeo sulla migrazione e l'asilo: le nuove procedure «potranno produrre un grande numero di titolari di protezione internazionale, che non avrebbero altra accoglienza», e per i Comuni è «un'occasione da non lasciarsi sfuggire». A Brescia, in un incontro con il coordinamento Sprar/Sai, il prefetto Andrea Polichetti ha spiegato che il ministero, d'intesa con l'Anci, «mira a rendere la rete Sai lo strumento ordinario di accoglienza», con la «progressiva riduzione dei Cas» come obiettivo di lungo periodo; anche l'analisi dei costi, riferisce il quotidiano, spinge in questa direzione.