Rapporto Moressa 2026: dagli occupati stranieri il 9,7% del PIL, saldo fiscale in attivo
Presentato al CNEL il XVI Rapporto sull'economia dell'immigrazione: 2,6 milioni di lavoratori stranieri producono 197 miliardi di valore aggiunto e il bilancio fra entrate e spese pubbliche legate agli stranieri chiude con un attivo di un miliardo. Ma tre su dieci fanno lavori non qualificati.
La Fondazione Leone Moressa ha presentato martedì 13 ottobre al CNEL il Rapporto annuale 2026 sull'economia dell'immigrazione, sedicesima edizione, pubblicata dal Mulino con il titolo «Dalla manodopera al valore nel lavoro e nella società». Nel 2025 i lavoratori con cittadinanza straniera in Italia erano quasi 2,6 milioni, il 10,7% degli occupati, e hanno prodotto un valore aggiunto di 197 miliardi di euro, il 9,7% della ricchezza nazionale. Il loro peso è maggiore in agricoltura (21,3% del valore aggiunto del settore), nelle costruzioni (18,4%) e in alberghi e ristorazione (14,4%). Se si conta il Paese di nascita invece della cittadinanza, gli occupati nati all'estero salgono a 3,8 milioni, il 15,6% del totale.
Per le casse pubbliche il bilancio è in attivo. Sulla base delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025, gli oltre 5 milioni di contribuenti nati all'estero hanno dichiarato quasi 88 miliardi di euro e versato 12,6 miliardi di Irpef. La stima del saldo fra entrate fiscali e contributive e spese pubbliche (sanità, scuola, welfare, giustizia, accoglienza) attribuibili alla popolazione straniera residente dà un risultato positivo di circa un miliardo di euro: 45 miliardi di entrate, di cui 26,5 di contributi sociali, contro 44 miliardi di uscite, di cui 19,4 per la protezione sociale, 8,3 per la scuola, 5,7 per la sanità e 2,5 per accoglienza e integrazione.
Cresce anche l'impresa: gli imprenditori nati all'estero sono quasi 796.000, il 10,8% del totale, aumentati del 21,3% fra il 2015 e il 2025, mentre quelli nati in Italia sono calati del 5,2%. Le prime comunità sono la cinese (79.996) e la romena (79.228), seguite da albanese e marocchina. Sul piano demografico, al 1° gennaio 2025 gli stranieri residenti erano 5,37 milioni (9,1% della popolazione); contando i naturalizzati — oltre 217.000 acquisizioni di cittadinanza nel solo 2024 — la popolazione di origine straniera arriva a quasi 7 milioni, l'11,8%. L'età media degli stranieri è di 36,5 anni contro i 47,3 degli italiani, in un Paese con il saldo naturale negativo dal 2007: secondo le stime Unioncamere-Excelsior citate nel rapporto, fra il 2025 e il 2029 serviranno circa 3,7 milioni di occupati, in buona parte per sostituire chi va in pensione.
Restano le ombre. Il rapporto parla di «segregazione» occupazionale: quasi il 30% degli occupati stranieri svolge professioni non qualificate, contro l'8% degli italiani, e appena il 9,1% professioni qualificate e tecniche (39,4% fra gli italiani), con un divario marcato a sfavore delle donne. Fra il 2019 e il 2024 i permessi di soggiorno rilasciati sono passati da 238.714 a 346.411 (+45,1%), con forti aumenti per Tunisia, Bangladesh, Egitto e Perù; ma più della metà (51%) è per protezione internazionale e motivi umanitari, il 32% per famiglia e solo l'11% per lavoro, nonostante i 452.000 ingressi programmati dai decreti flussi 2023-2025 e i 497.500 del triennio 2026-2028. La Fondazione chiede politiche di inclusione strutturale: percorsi di naturalizzazione più semplici, riconoscimento di titoli e competenze, sostegno alla crescita delle imprese.
Fonti
- Fondazione Leone Moressa
Un'Italia senza immigrati? Più vecchia e più povera. Dagli occupati stranieri il 9,7% del PIL italiano (comunicato stampa) - Fondazione Leone Moressa
XVI Rapporto annuale sull'economia dell'immigrazione — Executive summary