Save the Children: oltre 1.500 bambini morti o dispersi nel Mediterraneo dal 2014
In vista del 3 ottobre, tredicesimo anniversario del naufragio di Lampedusa, l'organizzazione chiede all'Ue e agli Stati un sistema stabile di ricerca e soccorso, sbarchi rapidi in un luogo sicuro e vie d'ingresso regolari. Nel 2026 sono arrivate in Italia via mare oltre 22.600 persone, fra cui più di 4.500 minori non accompagnati.
Dal 2014 oltre 1.500 bambini sono morti o risultano dispersi nel Mediterraneo, 642 dei quali nel Mediterraneo centrale. Lo ha ricordato mercoledì 30 settembre Save the Children in vista del 3 ottobre, tredicesimo anniversario del naufragio del 2013 davanti a Lampedusa, in cui morirono 368 persone. La cifra è approssimata per difetto, avverte l'organizzazione, perché molte tragedie sfuggono alla cronaca e il numero reale è presumibilmente molto più alto. In totale, dal 2014, le persone morte o disperse nel Mediterraneo sono oltre 35.600, più di 25.800 delle quali nel Mediterraneo centrale.
L'appello è arrivato dopo il ritrovamento di un bambino senza vita su un gommone ormai quasi sgonfio, accertato il giorno prima dalla nave Aurora al confine fra la zona di ricerca e soccorso libica e quella tunisina. «A tredici anni dal 3 ottobre, il corpo di un altro bambino recuperato in mare ci ricorda che commemorare le vittime impone di agire per evitare le prossime morti», ha dichiarato Elena Gentili, responsabile advocacy e policy di Save the Children, secondo cui gli Stati membri e l'Ue «restano concentrati su come tenere fuori dal proprio territorio quante più persone possibili».
Nel 2026 sono arrivate in Italia via mare oltre 22.600 persone, fra cui più di 4.500 minori stranieri non accompagnati, e la maggior parte è sbarcata a Lampedusa. Save the Children chiede all'Unione europea e agli Stati membri un sistema stabile e coordinato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, lo sbarco rapido dei naufraghi in un luogo sicuro e l'apertura di canali regolari e sicuri verso l'Europa, e chiede di non sanzionare né limitare l'azione delle navi, delle ong o mercantili, che salvano vite in mare. Ogni bambino, bambina o adolescente, in mare come una volta a terra, va riconosciuto «prima di tutto come un minore da proteggere». Anche quest'anno l'organizzazione partecipa alle iniziative del Comitato 3 ottobre a Lampedusa, con un laboratorio per studenti italiani e stranieri intitolato «Il viaggio di Aboubacar».
Fonti
- Vita
Mediterraneo: dal 2014 oltre 1.500 bambini morti in mare, ma l'Europa continua a proteggere i confini e non le persone - Stranieri in Italia
Mediterraneo, oltre 1.500 bambini morti o dispersi dal 2014