Rimpatri, via libera definitivo del Consiglio Ue ai centri nei Paesi terzi
Giovedì 1° ottobre a Lussemburgo il Consiglio Ue ha adottato il nuovo regolamento sui rimpatri, che consente di trasferire le persone da rimpatriare in centri fuori dall'Unione, esclusi i minori non accompagnati. Fra i ministri dell'Interno anche la proposta greca di sospendere le domande d'asilo negli arrivi di massa e il rafforzamento di Frontex.
Il Consiglio dell'Unione europea ha dato giovedì 1° ottobre il via libera definitivo al nuovo regolamento sui rimpatri, durante la riunione dei ministri dell'Interno a Lussemburgo per il Consiglio Giustizia e affari interni. Le norme, si legge nel comunicato del Consiglio ripreso dall'agenzia askanews, «integrano il patto sulla migrazione e l'asilo e contribuiranno alla sua efficace attuazione»; il patto è in applicazione dal 12 giugno. «Circa due persone su tre destinatarie di ordine di lasciare l'Ue di fatto non partono. Le norme riviste sui rimpatri, adottate oggi, aiuteranno gli Stati membri a eseguire i rimpatri in modo rapido ed efficace», ha commentato il ministro irlandese della Giustizia, degli Interni e della Migrazione Jim O'Callaghan, il cui Paese ha la presidenza di turno del Consiglio.
Il regolamento obbliga i cittadini di Paesi terzi che non hanno il diritto di restare nell'Unione a lasciare lo Stato membro e a collaborare con le autorità, pena sanzioni come la riduzione di benefici e indennità, il diniego degli incentivi al rimpatrio volontario, multe o anche sanzioni penali, se previste dalla legge nazionale. Introduce un Ordine europeo di rimpatrio, un modulo comune con gli elementi essenziali della decisione di rimpatrio che permetterà a ogni Stato di conoscere le decisioni adottate dagli altri. Per chi rappresenta un rischio per la sicurezza gli Stati potranno imporre un divieto d'ingresso a tempo indeterminato, se giustificato e proporzionato al rischio, oppure trattenere la persona per più di 24 mesi.
La novità più discussa sono i centri di rimpatrio («return hub») in Paesi fuori dall'Unione, nei quali gli Stati potranno trasferire le persone senza diritto di soggiorno destinatarie di un ordine di rimpatrio. Serve un accordo o un'intesa con il Paese terzo, possibile solo con Paesi che rispettano gli standard internazionali sui diritti umani e il principio di non respingimento; «i minori non accompagnati sono esclusi da tali accordi o intese», precisa il Consiglio. A Lussemburgo, riferisce la Deutsche Welle, il ministro danese Morten Bodskov ha detto che sui return hub «si sta procedendo molto bene», senza dare dettagli; il ministro dell'Interno tedesco Alexander Dobrindt ha parlato di colloqui «preliminari», senza indicare i Paesi coinvolti: serve altro lavoro perché gli accordi reggano a eventuali ricorsi, ha detto, ma spera in una prima intesa entro la fine dell'anno; il ministro olandese della Migrazione Bart van den Brink ha riferito che all'inizio di settembre una missione tecnica ha visitato un possibile Paese ospitante.
Sul tavolo anche la proposta della Grecia di permettere la sospensione temporanea delle domande d'asilo nelle situazioni d'emergenza: per Atene le regole attuali non bastano ad affrontare arrivi di massa come quello di quest'estate a Ceuta. Secondo l'agenzia cinese Xinhua, ripresa da China Daily, il meccanismo riguarderebbe gli arrivi su larga scala considerati strumentalizzati, e Germania, Austria, Danimarca e Polonia si sono dette disposte a valutarlo. «Dobbiamo trovare un modo legale per non farli entrare nella procedura d'asilo», ha detto van den Brink: in situazioni come Ceuta, secondo lui, il problema va trattato come una questione di gestione delle frontiere e non di asilo. Il commissario per gli Affari interni e la migrazione Magnus Brunner, interpellato sulla possibilità di sospendere l'asilo con lo strumento d'emergenza che la Commissione ha annunciato di voler proporre, ha risposto che «l'Europa ha bisogno dei mezzi per proteggere le sue frontiere in ogni momento» e che «rispetteremo sempre i diritti fondamentali e i valori».
I ministri hanno discusso anche del rafforzamento di Frontex. Prima della riunione, riferisce l'Associated Press, Brunner aveva detto che avrebbe chiesto una forte espansione dell'agenzia, con nuovi poteri, più fondi e più personale: «Frontex deve avere un ruolo più importante» e «più flessibilità per reagire a situazioni straordinarie come le minacce ibride», come quella vista a Ceuta. Molti hanno insistito su una forza d'intervento rapido per le crisi alle frontiere; «vedo un grande ruolo per Frontex», ha detto la ministra belga Anneleen Van Bossuyt. Nel 2026 il bilancio dell'agenzia è di 1,2 miliardi di euro.
Prima della riunione il viceministro cipriota per la Migrazione Nicholas Ioannides ha detto che Cipro è «tecnicamente pronta» a entrare a pieno titolo nell'area Schengen: tutte le raccomandazioni della Commissione risultano attuate e «ora è necessario raggiungere un accordo a livello politico», riferisce il Cyprus Mail. L'adesione non era all'ordine del giorno del Consiglio. Ioannides ha espresso la solidarietà di Nicosia alla Spagna dopo Ceuta, ha sostenuto una cooperazione più stretta con i Paesi terzi per aumentare i rimpatri, avvertendo che verso quelli che non collaborano andrebbero valutate misure più dure, e ha ricordato che il patto contiene già disposizioni per le situazioni di forza maggiore, dicendosi comunque aperto a un nuovo meccanismo di gestione delle crisi.
Fonti
- askanews (via Radio Studio90 Italia)
Migranti, ok Consiglio Ue: via libera alle nuove norme sui rimpatri, tra cui gli hub extra-Ue - Deutsche Welle
EU ministers mull new ways to curb irregular migration (en) - China Daily (Xinhua)
EU tightens migration chain as return rules approved (en) - Newsday (AP)
EU officials meet to strengthen border agency as refugee sues over alleged abuses in Libya (en) - Cyprus Mail
Cyprus 'technically ready' for Schengen (en)