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Venerdì 25 settembre 2026 ultima edizione: 25 set 2026 · RSS
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Concorso delle Entrate, il Tribunale di Milano: discriminatorio chiedere la cittadinanza

Accolto il ricorso di APN, ASGI, CGIL Lombardia e LEDHA contro il bando per 622 assistenti riservato al collocamento mirato: l'Agenzia dovrà aprirlo a lungosoggiornanti, familiari di cittadini UE e titolari di protezione internazionale, con 100 euro di penale per ogni giorno di ritardo.

Edizione: 25 set 2026 Lettura: 2 min Italia

Con sentenza depositata il 23 settembre, il Tribunale di Milano, sezione Lavoro (giudice Luigi Pazienza), ha accolto il ricorso promosso da APN – Avvocati per Niente, ASGI, CGIL Lombardia e LEDHA contro l'Agenzia delle Entrate e ha dichiarato discriminatoria la clausola del bando del 15 maggio 2026 che richiedeva la cittadinanza italiana per partecipare al concorso per 622 posti nell'area assistenti. Il bando era rivolto agli iscritti al collocamento mirato previsto dalla legge 68/1999, quindi soprattutto a persone con disabilità.

Il nodo era il contrasto tra l'articolo 38 del decreto legislativo 165/2001, che apre i concorsi pubblici ad alcune categorie di cittadini stranieri (familiari di cittadini dell'Unione europea, lungosoggiornanti, titolari di protezione internazionale), e un DPCM del 1994 che impone la cittadinanza italiana per le assunzioni in alcuni ministeri, tra cui quello delle Finanze, sul presupposto che solo un cittadino italiano possa avere quella «immedesimazione» con gli interessi pubblici che quei ministeri perseguono. Per il giudice il presupposto è errato: bisogna valutare caso per caso se le mansioni comportano l'esercizio di poteri pubblici, e la qualifica di assistente non li comporta. La sentenza riconosce inoltre che la discriminazione era particolarmente grave perché colpiva una procedura destinata soprattutto a persone con disabilità.

L'Agenzia dovrà modificare il bando per consentire di presentare domanda agli stranieri delle categorie dell'articolo 38, pagare 100 euro per ogni giorno di ritardo a partire dal trentesimo giorno dalla comunicazione della decisione e pubblicare il provvedimento sul proprio sito. La pronuncia segue la sentenza della Corte di cassazione n. 23818 del 22 luglio 2026, che in una vicenda analoga, relativa a un concorso per funzionari del ministero dell'Interno, ha confermato l'inammissibilità del requisito della cittadinanza. Le associazioni chiedono ora alla Presidenza del Consiglio di modificare il DPCM del 1994, limitando il requisito ai soli casi consentiti dalla legge.

Fonti

  1. ASGI
    Per il Tribunale di Milano è illegittimo e discriminatorio ammettere i soli cittadini italiani al concorso per l’assunzione di assistenti alla Agenzia delle Entrate
pubblico impiegoconcorsidiscriminazionecittadinanzaagenzia delle entratedisabilitàtribunale di milano

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