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Venerdì 25 settembre 2026 ultima edizione: 25 set 2026 · RSS
Frontiere e Schengen

«Contro dizionario del confine»: l'«oro nero», i migranti come merce tra Tunisia e Libia

Nella voce curata da Luca Queirolo Palmas dell'Università di Genova, l'espressione usata dai padroni tunisini e libici e il circuito raccontato dai testimoni di State Trafficking: venduti per 10-50 euro al confine, riscattati fino a 1.500 euro nelle prigioni libiche.

Edizione: 25 set 2026 Lettura: 2 min Tunisia · Libia

Ogni giovedì Melting Pot Europa pubblica una delle 42 voci del Contro dizionario del confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo centrale, volume edito da Tamu e frutto di una ricerca collettiva avviata nel 2021 dall'equipaggio di ricerca della Tanimar. La voce del 24 settembre, curata da Luca Queirolo Palmas dell'Università di Genova, è «oro nero».

Or noir è un'espressione diffusa tra gli aventurier, i migranti in viaggio, in Tunisia e in Libia: l'oro rimanda alla ricchezza estratta, il nero al colore della pelle. Descrive corpi costretti a un lavoro mal pagato e senza diritti, rappresentati come una miniera che genera denaro facile, ma nasce da uno sguardo subìto: i migranti raccontano di averla sentita usare dai loro chefs, i datori di lavoro tunisini o libici, per designarli. In Tunisia è associata all'or vert, la coltivazione delle olive che ha bisogno di manodopera migrante, e ricorre anche per lo sfruttamento nei cantieri edili.

Per molti, scrive l'autore, l'oro nero è legato alla riduzione in schiavitù e alla logica economica dei respingimenti in mare finanziati dall'Unione europea, seguiti dalle deportazioni verso il deserto e le frontiere algerine e libiche. I testimoni del rapporto State Trafficking descrivono luoghi, prezzi e fasi: l'intercettazione in mare, la reclusione nel carcere di Sfax, gli arresti nei luoghi di lavoro o negli accampamenti formano uno «stock» che gli apparati tunisini scambiano con milizie e polizie libiche lungo le frontiere. Un migrante venduto per dieci-cinquanta euro da funzionari tunisini in uniforme può rendere fino a mille-millecinquecento euro nelle prigioni libiche, attraverso il riscatto chiesto alle famiglie nei Paesi d'origine.

«Non è facile trovare una miniera d'oro, non è facile trovare una vena di petrolio, ma è facile trovare dei migranti», racconta il testimone numero 1 del rapporto. «La vendita di noi migranti è più fruttuosa della vendita della droga». L'oro nero, conclude la voce, è tale anche perché le politiche migratorie europee forniscono a Tunisia e Libia mezzi, tecnologie e denaro in abbondanza per bloccare le partenze verso Lampedusa.

Fonti

  1. Melting Pot Europa
    L’oro. LORO
contro dizionario del confinetunisialibiasfruttamentotrattastate traffickingrespingimenti

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