Inchiesta di Ravenna sui certificati medici per i CPR: perquisizioni a oltre venti professionisti
La Procura di Ravenna ha fatto eseguire perquisizioni in nove città nei confronti di oltre venti medici, sospettati di aver rilasciato certificati falsi per impedire il trasferimento di stranieri irregolari nei CPR. Un solo medico è indagato, per associazione per delinquere.
La Procura della Repubblica di Ravenna ha allargato l'inchiesta sulla presunta produzione di certificazioni mediche false utilizzate per impedire il trasferimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). Nella notte del 16 settembre 2026 la Polizia, con il Servizio centrale operativo (SCO) e la Squadra mobile di Ravenna, ha eseguito una serie di decreti di perquisizione locale, personale e informatica in nove città: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Gli accertamenti hanno riguardato oltre venti professionisti sanitari.
Secondo quanto riportato da Stranieri in Italia, l'ipotesi di reato è l'associazione per delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati per impedire i rimpatri. L'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (ASGI) precisa che un solo medico tra quelli perquisiti risulta indagato, mentre gli altri non sono iscritti nel registro degli indagati. Si tratta, secondo Melting Pot Europa, di Nicola Cocco, infettivologo ed esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM), considerato dagli inquirenti una sorta di referente sul tema e lasciato libero dopo due giorni trascorsi in Questura.
L'indagine è un nuovo sviluppo di un procedimento avviato nei mesi scorsi dalla stessa Procura. In una fase precedente otto medici dell'unità di Malattie infettive dell'ospedale di Ravenna erano stati indagati per falso e interruzione di pubblico servizio in relazione a 34 certificati ritenuti falsi, rilasciati tra il settembre 2024 e il gennaio 2026. Per tre di loro il giudice aveva disposto l'interdizione dalla professione per dieci mesi; agli altri era stato imposto il divieto di occuparsi delle certificazioni di idoneità al trasferimento nei CPR. Gli investigatori vogliono ora accertare se il fenomeno abbia avuto una portata più ampia dei casi inizialmente esaminati.
L'avvocato Fabio Anselmo, che assiste alcuni dei medici perquisiti, ha contestato le modalità delle perquisizioni, ricordando che i suoi assistiti non sono indagati: alcuni professionisti sarebbero stati raggiunti dalle forze dell'ordine prima delle sei del mattino, accompagnati in Questura e sottoposti al sequestro di telefoni e computer, un trattamento che il legale ha paragonato a quello riservato ai criminali mafiosi. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (FNOMCeO) ha espresso vicinanza ai colleghi coinvolti, sottolineando che i medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza ma professionisti della cura.
L'ASGI ha espresso grave preoccupazione per le indagini, richiamando l'articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo, e sostenendo che le valutazioni di non idoneità al trattenimento si fondano su dati clinici e sull'evidenza scientifica della natura patogena dei CPR, riconosciuta anche dall'Organizzazione mondiale della sanità. L'associazione teme che dietro le accuse vi sia il tentativo di un'azione esemplare per sedare il dissenso di quella parte della classe medica che ritiene prevalente l'obbligo di una valutazione medica oggettiva.
Fonti
- Stranieri in Italia
Certificati medici per evitare i Cpr, controlli su oltre venti professionisti - Melting Pot Europa
CPR come “malattia sociale”, l’attacco ai medici e alla cura - Melting Pot Europa
«Non ci fate paura»: l’indagine sui medici è un attacco a chi difende i diritti nei CPR - ASGI
CPR, inchiesta sulle certificazioni di idoneità sanitaria, ASGI: il dovere di cura previsto dalla Costituzione va difeso