Return hub, cinque Paesi Ue verso il Ruanda: l'annuncio atteso a Vienna il 16 novembre
Grecia, Germania, Austria, Danimarca e Paesi Bassi sarebbero vicini a un accordo con Kigali per un centro destinato a chi ha visto respinta la domanda d'asilo. Il ministro greco Thanos Plevris a Kathimerini: il Ruanda è l'opzione più probabile, l'Uganda l'alternativa; firma entro gennaio e fase pilota nella primavera 2027. Secondo il Financial Times potrebbero essere usate le strutture costruite per il piano britannico.
Il Ruanda è l'opzione più probabile per il primo centro di rimpatrio fuori dall'Unione europea dei cinque Stati del cosiddetto «Core Group» (Grecia, Germania, Austria, Danimarca e Paesi Bassi), ma anche l'Uganda è valutata come alternativa. Lo ha detto il ministro greco della Migrazione e dell'asilo Thanos Plevris al quotidiano Kathimerini, che ne ha riferito il 29 ottobre. Secondo il ministro, il piano dettagliato e il nome del Paese con cui sarà chiuso l'accordo saranno presentati il 16 novembre in Austria, in una riunione dei cinque governi a margine della Vienna Migration Conference; l'obiettivo è firmare entro gennaio e avviare la fase pilota del centro nella primavera del 2027.
Plevris ha spiegato che nel centro andranno le persone la cui domanda d'asilo è stata respinta e che sono in attesa di espulsione: «Lì dove andranno avranno la possibilità di avere uno status di soggiorno legale e un permesso di lavoro. Il ragionamento è che, se l'Europa non è disposta a integrarli e loro non vogliono tornare, gli si dia la possibilità di integrarsi in un Paese terzo e che l'Europa investa lì i fondi che avrebbe speso». L'accordo, ha aggiunto, coprirà interamente il funzionamento del centro; si discute anche di contropartite per il Ruanda, non ancora definite, e i termini dovrebbero essere chiariti nei prossimi due mesi, con l'Organizzazione internazionale per le migrazioni che lavora al quadro dell'intesa. Il ministro esclude paragoni con il fallito accordo tra Regno Unito e Ruanda e non crede che ricorsi alla Corte europea dei diritti dell'uomo possano avere fondamento: «Parliamo di persone che non hanno diritto all'asilo e alle quali si dà la possibilità di ottenere uno status legale e un permesso di lavoro in uno Stato terzo. Non si tratta di una carcerazione». Il centro, sostiene, avrà un effetto deterrente e farà crescere i rimpatri volontari.
Le indiscrezioni erano uscite nei giorni precedenti. Il 28 ottobre la televisione olandese RTL Nieuws, ripresa da NL Times, ha riferito che il Ruanda è stato proposto come sede del primo return hub e che il piano sarà annunciato ufficialmente in una riunione speciale a Vienna il 16 novembre. Kigali dispone già dell'Hope Hostel, costruito per il piano britannico naufragato nel 2024 e oggi vuoto, con posto per 100 persone. Secondo il Financial Times, citato dal Secolo d'Italia, i cinque governi valutano di usare le strutture finanziate dal Regno Unito, tra cui un complesso residenziale a Gahanga, alla periferia di Kigali, e lo stesso Hope Hostel; i primi trasferimenti, inizialmente di alcune centinaia di persone e soprattutto dalla Grecia, potrebbero partire tra aprile e maggio 2027, in centri aperti e con la possibilità di ottenere un permesso di lavoro in Ruanda. Sempre secondo il quotidiano britannico, i contatti esplorativi con Kenya e Uzbekistan non avrebbero dato risultati.
Il quadro giuridico europeo c'è già: dal 16 ottobre si applica l'articolo 14 del regolamento (UE) 2026/2280 sui rimpatri, che consente agli Stati di rimpatriare verso Paesi terzi con cui hanno accordi, a condizione che rispettino il principio di non respingimento e i diritti fondamentali, e mai i minori non accompagnati. Secondo una fonte diplomatica europea sentita da Kathimerini, l'annuncio potrebbe arrivare nelle prossime settimane; la Commissione partecipa ai negoziati come osservatrice e il commissario Magnus Brunner si è detto disponibile a valutare finanziamenti europei, legati soprattutto al prossimo bilancio pluriennale. Per fonti sentite dal giornale potrebbe rivelarsi decisiva la nuova competenza prevista dalla proposta di riforma di Frontex presentata il 27 ottobre, che permetterebbe all'agenzia, in presenza degli accordi necessari, di sostenere i trasferimenti da un Paese terzo verso i Paesi d'origine.
Le critiche non mancano. Il direttore di Vluchtelingenwerk Nederland, Sjoerd Warmerdam, ha detto a RTL Nieuws che in Ruanda un monitoraggio indipendente dei diritti umani è «praticamente impossibile» e che lo stesso servizio olandese per l'immigrazione (IND) ha concluso che il Paese non può essere classificato come Paese terzo sicuro; il ministro olandese per l'Asilo e la migrazione, Bart van den Brink, non ha commentato. Un analista del Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli (ECRE) a Bruxelles ha osservato a Kathimerini che il regolamento crea la base giuridica per i centri senza risolvere i nodi dell'attuazione, dalle condizioni di trasferimento e permanenza alla sorte di chi non può tornare nel proprio Paese, e che non ci sono dati empirici che dimostrino un effetto deterrente.
Fonti
- Kathimerini
Την άνοιξη οι επιστροφές μεταναστών στη Ρουάντα (el) - NL Times
Europe's first deportation center for failed asylum seekers to open in Rwanda: report (en) - Secolo d'Italia
Migranti, cinque Paesi Ue verso l'intesa con il Ruanda: cade il tabù degli hub esterni, Meloni fa scuola. Retroscena del Financial Times