Humanity 1, fermo illegittimo: gli ordini libici di respingimento non vincolano
Con la sentenza del 23 settembre, resa nota a inizio ottobre, la Corte d'appello di Catanzaro ha ribaltato la decisione del Tribunale di Crotone sul fermo del 2023: la Libia non è un luogo sicuro. Due giorni dopo le autorità italiane hanno fermato la Sea Punk I con la stessa contestazione.
La Corte d'appello di Catanzaro ha dichiarato illegittimo il fermo amministrativo imposto nel dicembre 2023 alla Humanity 1, la nave della ong tedesca SOS Humanity. Con la sentenza del 23 settembre 2026, resa nota dall'organizzazione a inizio ottobre, i giudici hanno respinto la tesi del ministero secondo cui il comandante non aveva rispettato le istruzioni della cosiddetta Guardia costiera libica: un ordine che ha per effetto il respingimento delle persone in Libia non è mai vincolante, e una nave che si rifiuta di eseguirlo non può essere sanzionata. Il soccorso delle 46 persone salvate il 30 novembre 2023 è avvenuto, secondo la Corte, nel pieno rispetto del diritto marittimo internazionale e del diritto europeo.
Richiamando la sentenza n. 101/2025 della Corte costituzionale, la Corte d'appello ha ribadito che un soccorso in mare si conclude solo con lo sbarco dei sopravvissuti in un luogo dove la loro vita e i loro diritti fondamentali siano tutelati, e che gli ordini che violano quest'obbligo non vincolano nessuno. La nave era stata fermata il 2 dicembre 2023 in base al decreto Piantedosi sulle ong, con l'accusa al comandante di non aver obbedito alle autorità libiche e di aver «contribuito a creare una situazione di pericolo»; il 13 febbraio 2025 il Tribunale di Crotone aveva respinto il ricorso della ong, ritenendo che i libici stessero conducendo correttamente i soccorsi. «Questa importante sentenza ribadisce chiaramente che la Libia non è un luogo sicuro», ha commentato l'avvocata di SOS Humanity Cristina Laura Cecchini. Per la collega Giulia Crescini la decisione è un precedente prezioso per i procedimenti in corso e chiarisce che un tribunale deve valutare se le persone soccorse sarebbero realisticamente sbarcate in un luogo sicuro.
Due giorni dopo la sentenza, il 25 settembre, le autorità italiane hanno disposto un fermo amministrativo di 15 giorni e una multa di 7.500 euro alla Sea Punk I, accusando il comandante di non aver seguito le istruzioni della Guardia costiera libica. Il 10 settembre la nave aveva soccorso 20 persone vicino alla piattaforma petrolifera di Bouri, in acque internazionali, in stretto coordinamento con le autorità italiane competenti, sostiene la Justice Fleet, l'alleanza di navi di soccorso di cui fa parte. Per l'alleanza, nata nel novembre 2025, è l'undicesimo fermo: in tutto le sue navi sono rimaste bloccate per più di 310 giorni. La portavoce Giulia Messmer chiede la fine immediata della cooperazione europea con la Guardia costiera libica. Melting Pot Europa, che il 16 ottobre ha messo in fila i due casi, li legge come il segno di un governo che continua ad applicare il decreto Piantedosi come strumento punitivo anche quando la giurisprudenza lo ritiene in molte parti non vincolante.
Fonti
- Melting Pot Europa
Ordini libici e fermi illegittimi: Humanity 1 vince in appello, ma la Sea Punk I viene bloccata - CatanzaroInforma
Nave Humanity 1, stop al fermo: il tribunale dichiara illegittima la detenzione della ONG - la Repubblica
Migranti, i giudici di Catanzaro: «Libia Paese insicuro, no ai fermi delle ong che disobbediscono»