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Sabato 17 ottobre 2026 ultima edizione: 17 ott 2026 · RSS
Asilo e protezione

Patto Ue, l'ECRE: garanzie a rilento, in Italia manca ancora il meccanismo di monitoraggio

Nella nota del 15 ottobre sui primi mesi di applicazione del Patto il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli segnala leggi nazionali in ritardo, carenze nell'individuazione delle vulnerabilità e nella consulenza legale, meccanismi di controllo indipendente non ancora operativi. In Cechia, racconta l'ong OPU, molti ricorsi hanno perso l'effetto sospensivo.

Edizione: 16 ott 2026 Lettura: 4 min Unione europea · Italia · Repubblica Ceca · Paesi Bassi · Spagna · Francia · Grecia

Il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli (ECRE), la rete europea di organizzazioni che si occupano di rifugiati, ha pubblicato il 15 ottobre una prima valutazione dell'applicazione del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, in vigore dal 12 giugno 2026, costruita sulle informazioni raccolte dalle organizzazioni della società civile. A livello europeo, riconosce la nota, i passaggi previsti sono stati compiuti; negli Stati membri, invece, i primi mesi mostrano «sfide significative». La maggior parte dei Paesi ha adottato quasi tutte le norme necessarie, alcuni dopo la scadenza del 12 giugno (Danimarca, Lettonia e Portogallo); la Spagna ha presentato un progetto di legge solo dopo i fatti di Ceuta, in Francia il disegno di legge di attuazione è stato respinto dalla commissione Leggi dell'Assemblea nazionale, Malta ha adottato le misure solo in parte, mentre Bulgaria, Ungheria, Polonia, Romania e Slovenia sono più indietro. In Belgio e in Italia resta da recepire la nuova direttiva sulle condizioni di accoglienza: a luglio la Commissione ha aperto procedure d'infrazione contro 16 Stati per la mancata comunicazione delle misure di recepimento.

Sull'Italia la nota segnala diversi punti critici. Il meccanismo di monitoraggio indipendente, una garanzia obbligatoria prevista dai regolamenti sugli accertamenti all'ingresso (screening) e sulle procedure d'asilo, non era ancora stato istituito al momento della stesura. Ricerche sul campo hanno rilevato difficoltà nell'individuare le vulnerabilità durante gli accertamenti; i tribunali hanno già riscontrato carenze nelle informazioni date ai richiedenti in procedura di frontiera, e diverse decisioni del Tribunale civile di Palermo hanno sospeso o revocato obblighi di dimora imposti nelle procedure di frontiera, anche perché la vulnerabilità non era stata valutata adeguatamente o le informazioni sulla misura e sui mezzi di ricorso erano insufficienti. A Trieste è in corso un contenzioso sull'applicazione della procedura di frontiera a un richiedente entrato dalla Slovenia attraverso la frontiera interna, compresa la questione se quell'area possa essere trattata come zona di transito. L'ECRE ricorda anche che l'Italia non ha rispettato il regolamento Dublino per più di tre anni, durante lo stato di emergenza dichiarato dal governo, e che i dubbi sull'accettazione dei trasferimenti sono continuati dopo il 12 giugno: a luglio la prima valutazione della Commissione ha ritenuto necessario un ulteriore monitoraggio per Grecia e Italia, «in particolare alla luce del rifiuto dell'Italia di accettare i trasferimenti», e la valutazione finale è attesa per ottobre.

Negli altri Paesi, nei Paesi Bassi il servizio immigrazione (IND) dà la precedenza alle domande presentate dopo il 12 giugno per rispettare i tempi più brevi del Patto, e così si allungano le attese per oltre 54.000 domande pendenti da prima; distinzioni simili sono emerse in Belgio e in Irlanda. In Grecia viene segnalato un trattenimento di fatto nell'Evros, dove i richiedenti in procedura di frontiera sono privati della libertà di movimento senza ricevere sempre un provvedimento formale, e la nuova consulenza legale di gruppo a distanza (fino a 15 richiedenti, 50 in caso di arrivi numerosi) solleva dubbi di riservatezza e indipendenza. I tribunali olandesi hanno già rinviato tre casi alla Corte di giustizia dell'Unione europea. L'ECRE chiede agli Stati di rendere operative fin da subito tutte le garanzie del Patto, dall'individuazione delle vulnerabilità all'informazione, alla consulenza legale indipendente e alle tutele per i minori, e di dotare di risorse meccanismi di monitoraggio davvero indipendenti; alla Commissione di vigilare sull'applicazione e di usare i suoi poteri quando gli Stati non rispettano gli obblighi; all'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo di trasformare i risultati del monitoraggio in raccomandazioni concrete e azioni di seguito.

Uno degli esempi più netti arriva dalla Repubblica Ceca. In un'intervista pubblicata dall'ECRE lo stesso giorno, Hana Franková dell'Organizzazione per l'aiuto ai rifugiati (OPU), la più grande ong ceca del settore e partner dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), racconta che con il recepimento del Patto un numero molto maggiore di ricorsi contro i dinieghi ha perso l'effetto sospensivo e che i ricorsi alla Corte suprema amministrativa sono quasi del tutto privi di effetto sospensivo automatico. Il ministero dell'Interno ha escluso le ong dall'assistenza legale, affidandola ad avvocati privati, e l'OPU ha perso l'accesso alle zone di transito e ai centri di accoglienza per richiedenti asilo; quello ai centri di trattenimento cesserà nel marzo 2027. Dal 12 giugno, aggiunge Franková, la maggior parte delle domande d'asilo è esaminata con la procedura accelerata, con il rischio di rigetti in blocco per chi viene da Paesi con un tasso di riconoscimento inferiore al 20%, e rigetti in blocco si vedono perfino per la Siria, che secondo l'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo ha un tasso del 27%.

Fonti

  1. ECRE
    ECRE Policy Note: The EU Pact on Asylum and Migration: Putting new rules to the test (en)
  2. ECRE
    Interview with Hana Franková from the Organization for Aid to Refugees (OPU) (en)
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