FRA: alle frontiere UE monitoraggio dei diritti in ritardo, 322 inchieste e 9 condanne
Il rapporto 2026 dell'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali: a settembre solo 15 Stati avevano istituito per legge i meccanismi di monitoraggio previsti dal Patto, e pochi li avevano messi all'opera. Dal 2020 al 2025, 322 indagini penali su presunte violazioni ai confini hanno portato a nove condanne.
La maggior parte degli Stati membri ha avviato l'istituzione dei meccanismi indipendenti di monitoraggio dei diritti fondamentali alle frontiere esterne previsti dal Patto sulla migrazione e l'asilo, ma i progressi restano lenti: i meccanismi dovevano essere operativi da metà giugno 2026, eppure diversi non sono ancora completi e solo pochi hanno svolto le prime attività. È la conclusione del rapporto «EU-mandated migration-related fundamental rights monitoring and investigations: Update 2026», presentato il 14 ottobre dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), che esamina il monitoraggio durante lo screening dei cittadini di Paesi terzi e l'esame delle domande d'asilo alle frontiere esterne, quello svolto dai responsabili per i diritti fondamentali delle agenzie europee e le indagini sulle presunte violazioni.
A settembre 2026, riferisce la FRA, 22 Stati avevano designato un organismo di monitoraggio o avevano una legge in discussione per farlo, ma solo pochi avevano svolto le prime missioni, e appena 15 avevano formalmente istituito il meccanismo con una legge nazionale. La maggior parte ha affidato il compito alle istituzioni nazionali per i diritti umani o ai difensori civici, come raccomandato dall'agenzia; molti organismi segnalano problemi di risorse, umane e finanziarie, e di accesso a strutture e documenti.
Sui rimpatri forzati, circa 54.000 nel 2025, il rapporto rileva dubbi sull'indipendenza e sull'efficacia dei sistemi di monitoraggio: le missioni di osservazione sono in calo, meno della metà degli Stati pubblica informazioni sulle proprie attività e l'uso sistematico di mezzi di contenzione resta una delle principali preoccupazioni. I responsabili per i diritti fondamentali di Frontex e dell'Agenzia dell'UE per l'asilo hanno segnalato ostacoli all'accesso all'asilo, uso eccessivo della forza, lacune nella protezione dei minori, cattive condizioni di accoglienza e mancanza di sostegno alle persone vulnerabili.
Restano carenze anche nelle indagini. Fra il 2020 e il 2025 le autorità di 12 Stati membri hanno aperto 322 indagini penali su presunte violazioni dei diritti alle frontiere esterne, e solo nove si sono concluse con una condanna: la maggior parte viene archiviata nella fase preliminare, spesso per la difficoltà di raccogliere prove. La FRA chiede organismi di monitoraggio indipendenti con mandati chiari, risorse adeguate e accesso illimitato a strutture, documenti e informazioni; la pubblicazione dei risultati; un monitoraggio indipendente dei rimpatri forzati, con l'uso della contenzione limitato ai casi necessari e proporzionati; indagini rapide, efficaci e imparziali; più cooperazione fra gli organismi nazionali. «Il monitoraggio indipendente deve essere più di un requisito sulla carta», ha dichiarato la direttrice Sirpa Rautio: «Quando ci sono accuse credibili di abusi, le autorità devono indagare con prontezza ed efficacia».
Fonti
- FRA — Agenzia dell'UE per i diritti fondamentalifonte ufficiale
Gaps persist in fundamental rights monitoring and investigations of rights violations at EU borders (en) - FRA — Agenzia dell'UE per i diritti fondamentalifonte ufficiale
EU-mandated migration-related fundamental rights monitoring and investigations: Update 2026 (en)