Tetto agli alunni stranieri, l'ex preside di Monza: «Strumentalizzazione politica»
Anna Cavenaghi, per decenni dirigente dell'Istituto comprensivo Correggio, contesta il limite del 30% nelle classi prime: a Monza il 14,5% degli studenti ha cittadinanza straniera e gran parte dei bambini è nata in Italia. Spostare gli alunni fra classi o scuole, dice, favorirebbe l'abbandono scolastico.
Il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi prime della primaria, previsto dal decreto-legge sulla scuola approvato dal Consiglio dei ministri il 24 settembre, è «una strumentalizzazione politica ai danni della scuola». Lo dice al Giorno Anna Cavenaghi, per decenni dirigente dell'Istituto comprensivo Correggio di Monza e da poco in pensione. Secondo l'ex preside la grande maggioranza dei bambini delle scuole di Monza e d'Italia è nata in Italia e ha già frequentato la scuola dell'infanzia, mentre alle medie ha già completato con successo almeno tre anni dei cicli precedenti. A Monza, ricorda, i progetti di educazione interculturale sono partiti trent'anni fa, prima nelle scuole del quartiere Cederna e poi con il Centro risorse educazione interculturale (Crei) e l'Ufficio integrazione.
I dati dell'Ufficio statistica del Comune dicono che l'85,5% degli studenti monzesi ha cittadinanza italiana e il 14,5% straniera, con le quote più alte nella secondaria di primo grado (19,2%) e nella primaria (19,1%), seguite dalla scuola dell'infanzia (16%). Nelle classi del quartiere Cederna, dove è numerosa la comunità bengalese, almeno il 70% dei bambini è di origine straniera.
Per Cavenaghi distribuire gli alunni su più classi o più istituti è impraticabile: le comunità vivono insieme nei quartieri e una madre senza auto dovrebbe accompagnare i figli in scuole diverse, in zone diverse della città. «Questo andrebbe a incoraggiare l'abbandono scolastico», avverte, «e poi chi verrebbe spostato? Con quali criteri di scelta?». L'ex preside ricorda le scuole visitate in Islanda, in Belgio e in Estonia, dove l'isolamento delle comunità generava conflitti e incomunicabilità, superati solo creando «un'unica comunità educante» all'interno delle scuole.
Fonti
- Il Giorno
Il decreto scuola e il modello Monza: «Qui l'integrazione è una realtà, impensabile un tetto sugli stranieri»