Pordenone, la Slovenia chiede di togliere i controlli. Roma: restano fino a dicembre
Al vertice del 22 settembre con Croazia e Slovenia, Piantedosi ha rivendicato un calo del 28% degli ingressi irregolari nell'UE nei primi otto mesi del 2026 e ha escluso di revocare prima del 18 dicembre i controlli al confine sloveno, che il ministro Matoz chiede di far cessare presto.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha incontrato il 22 settembre a Villa Cattaneo, a Pordenone, gli omologhi della Croazia, Davor Božinović, e della Slovenia, Franci Matoz. Al vertice hanno partecipato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e la viceministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava.
«Nei primi 8 mesi del 2026 gli ingressi irregolari nell'Unione europea hanno segnato un calo del 28% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, e del 42% rispetto al 2024», ha detto Piantedosi nel punto stampa, secondo il comunicato del Viminale. I tre ministri si sono dati tre obiettivi: un modello di cooperazione transfrontaliera «rafforzato e strutturato», un migliore scambio di informazioni investigative contro le organizzazioni che trafficano esseri umani e «una vera libera circolazione all'interno di uno spazio europeo sicuro e protetto».
Proprio sulla libera circolazione, però, le posizioni restano distanti. Secondo il Piccolo, Piantedosi ha fatto sapere che l'Italia non eliminerà i controlli alla frontiera con la Slovenia, attivi da quasi tre anni, prima della scadenza della misura, il 18 dicembre: «Non è una condizione stabile, l'obiettivo è ritornare quanto prima alla libera circolazione. Essa però deve avvenire in condizioni di sicurezza». Il ministro ha proposto di riprendere i pattugliamenti congiunti dei tre Paesi sul confine esterno dell'UE nei Balcani, in particolare con la Bosnia ed Erzegovina, avviati nel 2025 e sospesi quest'anno perché gli agenti erano stati destinati alle Olimpiadi, e ha evocato per il futuro un modello simile a quello franco-italiano di Ventimiglia, con uffici di polizia condivisi.
Il ministro sloveno ha invece ripetuto più volte che Lubiana si aspetta che i controlli alla frontiera con la Slovenia «cessino presto». Il nuovo governo di centrodestra guidato da Janez Janša, insediatosi a giugno, ha eliminato i presìdi fissi ai principali valichi internazionali per spostare gli agenti sui controlli di retrovalico, ritenuti più efficaci; i dati sloveni, riporta il quotidiano triestino, indicano un aumento degli attraversamenti, a differenza di quelli italiani e croati. Più netto Ciriani: i controlli resteranno finché il confine non sarà «tranquillo e regolare». Dall'inizio della misura, ha detto, sono state fermate 12.000 persone in posizione irregolare e sono stati eseguiti 711 arresti.
Piantedosi ha difeso anche i controlli ripristinati nei collegamenti con la Spagna dopo la crisi di Ceuta, respingendo come «ideologiche e prevenute» le critiche: finora, ha detto, hanno portato a una cinquantina di respingimenti e otto arresti, «certo di persone che con Ceuta non avevano granché a che fare».
Fonti
- Ministero dell'Internofonte ufficiale
Pordenone, vertice dei ministri dell’Interno di Italia, Croazia e Slovenia - Il Piccolo
Trilaterale divisa sul nodo Schengen, la Slovenia insiste: «Via i controlli»