Certificati per i CPR, la senatrice Cucchi: «Il pm ha acquisito le mie conversazioni»
Ilaria Cucchi (AVS) sostiene che la Procura di Ravenna abbia acquisito le sue telefonate con l'infettivologo Nicola Cocco, unico indagato, e parla di un atto contro l'articolo 68 della Costituzione. Cocco respinge l'ipotesi di associazione per delinquere: «Una campagna pubblica, non una fabbrica di certificati falsi».
L'inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti certificati medici falsi usati per evitare il trasferimento di stranieri nei Centri di permanenza per i rimpatri arriva in Parlamento. La senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi ha reso noto il 19 settembre che negli atti dell'indagine sarebbero finite alcune sue conversazioni telefoniche con l'infettivologo Nicola Cocco, l'unico indagato. «Caro Pubblico ministero di Ravenna che sta indagando sui medici nei Cpr, lei ha compiuto un atto che va contro l'articolo 68 della Costituzione, e lo ha fatto consapevolmente. Ha acquisito le mie conversazioni telefoniche con il dottor Nicola Cocco», ha scritto la senatrice, secondo quanto riporta BolognaToday.
Cucchi ha detto di percepire l'acquisizione come «un'intimidazione», aggiungendo che la vicenda non cambierà il suo impegno politico contro i CPR. L'articolo 68 della Costituzione, richiamato dalla senatrice, subordina all'autorizzazione della Camera di appartenenza le intercettazioni di conversazioni dei membri del Parlamento.
Al centro del caso c'è l'indagine sulla presunta formazione di certificazioni mediche false che, secondo l'ipotesi accusatoria, sarebbero servite a dichiarare alcuni cittadini stranieri non idonei al trasferimento nei CPR. Nei giorni scorsi la polizia ha eseguito 23 perquisizioni in diverse città; tra gli elementi raccolti c'è una bozza di modulo per la valutazione della non idoneità alla vita nei centri, rintracciata in strutture di Bologna, Ferrara, Rimini e Forlì e di altre regioni: per la Procura l'uso dello stesso modello sarebbe uno degli indizi di un coordinamento tra professionisti.
Figura centrale dell'inchiesta è Cocco, infettivologo ed esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni, considerato dagli investigatori un punto di riferimento per gli altri medici impegnati sul tema. Nella nuova tranche dell'indagine gli viene contestata l'associazione per delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati per impedire i rimpatri. Il medico respinge l'impostazione accusatoria: quella portata avanti, sostiene, era una campagna pubblica per aprire un dibattito sulle conseguenze dei CPR sulla salute dei migranti, condotta con incontri, convegni e articoli. «Non abbiamo fatto partire un'associazione che istigava i medici a fare dei certificati falsi», ha dichiarato.
Fonti
- BolognaToday
Inchiesta Cpr, Ilaria Cucchi: "Il pm ha acquisito le mie conversazioni, atto intimidatorio"