Tratta, Istat: più uomini che donne fra le vittime, 342 con un visto del decreto flussi
Il rapporto sul 2021-2025: nel 2025 il sistema antitratta ha registrato 3.520 persone (+46,8%), lo sfruttamento lavorativo ha superato quello sessuale e per la prima volta gli uomini sono la maggioranza delle vittime identificate. In 342 casi lo sfruttamento è passato da un ingresso regolare con il decreto flussi; la Sicilia diventa la prima regione.
Nel 2025 il sistema italiano di protezione delle vittime di tratta ha registrato 3.520 persone, il 46,8% in più delle 2.398 del 2021, e per la prima volta gli uomini sono diventati la maggioranza. Lo rileva l'Istat nel rapporto «La tratta di esseri umani in Italia – Anni 2021-2025», pubblicato il 29 ottobre, che mette insieme i dati del SIRIT, il sistema informativo della Rete italiana antitratta del Dipartimento per le Pari opportunità, le segnalazioni delle forze di polizia (ministero dell'Interno), le condanne definitive (ministero della Giustizia) e l'Indagine sulla sicurezza delle donne condotta dall'Istat fra marzo 2025 e gennaio 2026. Nel quinquennio il SIRIT ha registrato 13.927 persone, fra valutazioni (lo screening per accertare la condizione di vittima) e prese in carico in un programma di protezione: le valutazioni sono cresciute del 58,1%, le prese in carico del 19,3%, da 700 a 835, e la loro quota sul totale è scesa dal 29,2% al 23,7%.
La quota di uomini fra le persone registrate è passata dal 26,1% del 2021 al 52,5% del 2025: in valore assoluto sono quasi triplicati, da 625 a 1.848, mentre le donne sono scese da 1.697 a 1.564. La ragione, spiega l'Istat, è il cambiamento del tipo di sfruttamento: nei casi in cui è stato accertato, quello lavorativo è salito dal 32,7% al 58,1% e quello sessuale è sceso dal 62,8% al 34,3%. Fra le 1.964 persone formalmente identificate come vittime nel 2025 gli uomini sono 966 e le donne 915 (nel 2022 la componente maschile era il 33,0%); le vittime di lavoro forzato sono 1.088, di cui 883 uomini, quelle di sfruttamento sessuale 696, di cui 597 donne. L'Istat avverte che lo sfruttamento sessuale potrebbe non essere diminuito davvero, ma essersi spostato verso forme indoor e online che sfuggono agli operatori. I minorenni registrati sono passati da 47 a 174 (+270,2%), un aumento dovuto interamente ai sedicenni e ai diciassettenni; quelli identificati come vittime nel 2025 sono 53.
Nei casi in cui il settore è noto, quasi metà dello sfruttamento lavorativo accertato nel 2025 riguarda l'agricoltura (47,6%), seguita dall'edilizia (14,6%) e dal comparto alberghiero e turistico (8,7%). Sempre nel 2025 compare per la prima volta fra le modalità di reclutamento il visto per lavoro del decreto flussi, con 342 casi: per l'Istat il dato «segnala che una quota non marginale dello sfruttamento lavorativo intercettato transita per un canale di ingresso regolare e non solo attraverso l'irregolarità». Le modalità più frequenti restano la proposta di lavoro (886 casi), l'emigrazione (863) e l'inganno o le false promesse (816). Fra le valutazioni avviate nel quinquennio, gli arrivi via mare sono scesi dal 78,5% del 2021 al 52,5%, mentre quelli in aereo sono saliti dall'11,3% al 29,4% e quelli via terra dal 10,2% al 18,1%.
Cambiano anche le provenienze. La Nigeria, che nel 2021 rappresentava il 57,8% delle persone registrate (1.387 su 2.398), è scesa al 18,2% (641 su 3.520); il Bangladesh è passato da 55 a 544 casi ed è diventato la seconda cittadinanza, e crescono Marocco (da 70 a 368), Tunisia (da 60 a 292), India (da 10 a 153) ed Egitto (da 14 a 143). Le cittadinanze sono fortemente segmentate per genere: sul quinquennio le persone nigeriane sono donne nel 91,4% dei casi, quelle del Bangladesh uomini nel 95,6%; in agricoltura Marocco (88 casi), India (75) e Tunisia (44) coprono da sole il 63,9% dei 324 casi. Sul piano territoriale la Sicilia è diventata la prima regione, passando da 190 persone nel 2021 a 550 nel 2025 (+189,5%), davanti all'Emilia-Romagna (437), che guidava la graduatoria nel 2021, alla Lombardia (424), al Veneto (374) e al Piemonte (307); in Sicilia la quota maschile è salita dal 32,6% al 66%. In controtendenza le Marche e il Friuli-Venezia Giulia, dove la quota femminile è aumentata rispettivamente dal 51,7% al 67,0% e dal 45,3% al 67,8%.
Sul fronte del contrasto, nel 2025 le forze di polizia hanno segnalato, fermato o arrestato 2.428 persone per reati legati alla tratta, a fronte di 1.171 reati registrati: 1.959 uomini e 469 donne, 150 minorenni. Il 46,5% (1.130) ha cittadinanza italiana, seguita da quella cinese (246); il 64,9% degli autori agiva a fini di sfruttamento sessuale e il 25,1% a fini di sfruttamento lavorativo. Le persone condannate con sentenza definitiva nel 2025 sono 458, per l'88,6% uomini; il 39,7% è italiano, seguono egiziani (32), pakistani (28), tunisini (20) e cinesi (17).
L'Indagine sulla sicurezza delle donne, condotta su italiane e straniere fra i 16 e i 75 anni, aggiunge un dato sulle costrizioni: il 3,2% delle donne straniere (più di 65mila) non ha scelto liberamente di venire in Italia (il 2,3% dice di esservi stata costretta, lo 0,9% di esservi stata portata con la forza o con l'inganno), mentre l'1,3% delle straniere (circa 26mila) e lo 0,4% delle italiane (oltre 76mila) dichiara di aver svolto il proprio lavoro in condizioni di schiavitù. Crescono infine, pur restando numericamente contenute, la servitù domestica (da 12 a 42 casi), i matrimoni forzati (da 7 a 32, tutti di donne) e le economie criminali forzate (da 16 a 30).