Frontex, attraversamenti irregolari giù di un terzo nei primi nove mesi del 2026
Poco più di 91.000 rilevamenti fra gennaio e settembre. Il Mediterraneo centrale perde il 56%, il Mediterraneo occidentale è l'unica rotta in crescita (+26%), spinta dalla frontiera terrestre. A settembre, sulla rotta atlantica verso le Canarie, rilevamenti quadruplicati rispetto ad agosto.
Nei primi nove mesi del 2026 gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell'Unione europea sono diminuiti di quasi un terzo rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo i dati preliminari diffusi da Frontex lunedì 19 ottobre, i rilevamenti fra gennaio e settembre sono stati poco più di 91.000. Nel solo mese di settembre ne sono stati registrati circa 14.300, il 28% in meno rispetto a settembre 2025 ma l'11% in più rispetto ad agosto, perché le condizioni del mare lungo i corridoi principali sono migliorate. L'agenzia attribuisce il calo, visibile su quasi tutte le rotte principali, alla cooperazione con i Paesi partner e alle misure preventive nei principali Paesi di partenza. Il periodo comprende la prima estate completa di applicazione del Patto sulla migrazione e l'asilo, che introduce alle frontiere esterne un'unica procedura standardizzata di accertamenti all'ingresso (screening): gli agenti di Frontex aiutano gli Stati membri a stabilire la nazionalità delle persone arrivate, a raccogliere i dati biometrici e a verificare i documenti.
Il Mediterraneo orientale e quello centrale restano le rotte più trafficate e insieme valgono quasi il 60% degli ingressi irregolari. Sul Mediterraneo orientale, la più frequentata, i rilevamenti sono stati circa 31.800, il 15% in meno: il tratto più battuto è il corridoio dalla Libia a Creta, davanti alle isole dell'Egeo orientale e alla frontiera terrestre con la Turchia, mentre Cipro pesa poco; dopo una flessione estiva dovuta al meteo gli arrivi sono risaliti, con circa 4.800 rilevamenti a settembre. Le nazionalità più rappresentate sono sudanese, bengalese e afghana. Il Mediterraneo centrale ha registrato il calo più forte: circa 22.500 arrivi, il 56% in meno. La Libia resta il principale punto di partenza, con circa tre quarti degli arrivi sulla rotta, davanti ai corridoi tunisino e algerino; le nazionalità principali sono bengalese, algerina e somala.
Il Mediterraneo occidentale è l'unica rotta principale in crescita: circa 18.300 rilevamenti, il 26% in più. L'aumento si concentra sulla frontiera terrestre, dove i rilevamenti sono più che raddoppiati, mentre gli arrivi via mare crescono dell'8%; l'Algeria resta il principale Paese di partenza per le traversate, dirette soprattutto alle Baleari, il punto d'ingresso più pericoloso della rotta, e alla Spagna continentale. Algerini, maliani e marocchini le nazionalità più rappresentate. Frontex precisa che i dati della rotta terrestre per il 30 e il 31 luglio, le giornate dell'ingresso di massa a Ceuta, sono ancora all'esame dello Stato membro interessato e non sono compresi nel totale. Sulla rotta dell'Africa occidentale i rilevamenti sono stati circa 7.100, il 45% in meno, grazie alle misure preventive della Mauritania e, più di recente, di Senegal e Gambia in collaborazione con la Spagna e l'Unione; a settembre però sono saliti a circa 1.900, quattro volte quelli di agosto, con partenze dal Marocco e dal Gambia verso le Canarie. «Sulla maggior parte delle rotte verso l'Europa meno persone tentano il viaggio, e la tendenza ha tenuto per tutta l'estate e in autunno. Ma le cose possono cambiare in fretta», ha detto il direttore esecutivo di Frontex Hans Leijtens. «Le reti dei trafficanti non spariscono quando i numeri calano. Si spostano, e aspettano un varco. Il nostro compito è essere pronti quando lo trovano».
Sulla Manica i tentativi rilevati in uscita verso il Regno Unito, che comprendono sia chi è arrivato sia chi è stato fermato prima di partire, sono scesi del 43%, a circa 30.900, di cui circa 4.500 a settembre; le nazionalità principali sono eritrea, sudanese e somala. I trafficanti usano sempre più spesso i cosiddetti maxi gommoni: ad agosto un solo gommone ha portato nel Regno Unito il numero record di 230 persone, fra cui più di 20 bambini. Il costo umano resta alto: secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall'inizio dell'anno quasi 2.000 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo. Frontex, che ha 3.800 agenti alle frontiere esterne, segue anche i rimpatri su larga scala di afghani dall'Iran e dal Pakistan e l'instabilità nel Sahel, che spinge partenze verso l'Atlantico e il Mediterraneo occidentale; finora, osserva l'agenzia, questi fattori non hanno prodotto cambiamenti significativi alle frontiere dell'Unione. I dati si riferiscono ai rilevamenti di attraversamenti irregolari e non alle persone: la stessa persona può attraversare la frontiera più volte, in punti diversi.
Fonti
- Frontexfonte ufficiale
Frontex: Irregular border crossings into the EU down 1/3 in the first nine months of 2026 (en)